Storia del Territorio



La Storia


Le Riserve sono di recente costituzione, la loro proprietà è stata per molti decenni in mano latifondisti che detenevano numerose e vaste aree delle Serre che si affacciano sul versante tirrenico, nei comuni di Arena, Dasà, Aquaro. Si tratta dei marchesi Caracciolo di Arena, che avevano in mano il territorio comprendente la riserva Marchesale, e i principi Carafa di Roccella, proprietari della Cropani Micone. Tali proprietari hanno consentito un utilizzo delle terre in modo non intensivo, talora permettendo pure la coltura di ortaggi, soprattutto all’interno della Riserva Cropani Micone. Sicuramente il pascolo dei bovini rappresentava uno degli sfruttamenti più; in uso. Agli inizi del XIX sec. La legge cosiddetta napoleonica sancì lo sfaldamento dei grossi latifondi, concedendo le terre a piccoli proprietari. Tuttavia il favore che doveva generarsi su questi ultimi incontrò una grossa resistenza da parte dei proprietari latifondisti del tempo, che si opposero con molto ardore alla tendenza che si stava realizzando. La restituzione borbonica sovvertì il modello voluto da Napoleone Bonaparte e tentò di riportare lo status quo, le terre dovevano cioè tornare ai nobili di un tempo. La linea politica voluta da Napoleone era stata tracciata, fu solo una questione di tempo e i grossi latifondi vennero a sgretolarsi. Le are che adesso ricaddero all’interno delle Riserve subirono alterne vicende, fin, quando passarono al demanio dello Stato a partire dai primi del’900. Lo Stato disegno il modello economico per consentire una certa produzione di reddito da queste proprietà, attraverso il ricavo da legna e il taglio degli alberi, pur senza depauperare il patrimonio. Negli anni ’60 furono intrapresi, anche se marginalmente e limitatamente a piccole e sparse superfici, programmi di rimboschimento con conifere. Dalla fine degli anni ’70 si individua quella che doveva essere la linea gestionale di questi demani: le aree protette.
Attualmente le Riserve si integrano in un sistema di aree protette che interessa tutti i paesi d’Europa, tant’è che la vera denominazione di queste aree protette è:
Riserva Naturale Biogenetica Europea.

Cenni geografici


Le Riserve sono situate nelle Serre Calabre nella fascia altitudinale che và dagli 800 ai 1200 metri circa, comprendono aspetti geomofologici anche molto differenti e si caratterizzano per un aspetto geologico tipico. Geomorfologia. Il paesaggio che interessa il territorio delle riserve presenta una connotazione che si distingue, in genere, da quello dell’ambiente della montagna tipica. Pur essendo presenti versamenti scoscesi, in genere il profilo geografico è privo di elementi forti, impervio, eccessivamente ripidi. Le vallate che solcano le montagne delle Serre ramificano le proprie aste su pendenza relativamente poco acclivi. L’erosione dovuta agli agenti atmosferici e alle acque superficiali hanno da milioni di anni modellato la superficie, privandola degli spintoni e delle vette acute, che invece caratterizzano il paesaggio. Il territorio ha subito e seguito il lento sollevamento orogenetico cosiddetto alpino, tuttora in atto, che interessa altresì le giovani catene montuose che vanno dai Pirenei fino all’Hymalaja, comprendendo le Alpi e i Carpazi. Tuttavia sono state interessate da una storia tettonica (connessa cioè al sollevamento delle montagne e alla morfogenesi territoriale) ancora più; antica che ha disegnato la sua trama nell’era paleozoica, (orogenesi ercinica). Questo processo orogenico ha finito di dispiegare i suoi effetti durante la medesima era paleozoica; il successivo processo (alpino) ne ha cancellato quasi ovunque le tracce. Laddove persiste una testimonianza paleozoica; come nel caso delle Serre, allora il territorio pur avendo subito un innalzamento tettonico si caratterizza per la presenza di rocce e terreni con un processo erosivo più; completo al punto da generare profili particolarmente ondulati. Geologia. Il processo orogenico ercinico è responsabile della presenza delle rocce di tipo cristallino, graniti e vari metamorfici. La coltre sedimentaria, che un tempo doveva avvolgere questi litotipi, è stata distrutta e smantellata dal lento e prolungato processo erosivo di lunga data. Graniti è granodioriti che un tempo dovevano essere seppelliti a svariati chilometri in profondità sono venuti in superficie e adesso contribuiscono con i propri minerali alla fertilità dei suoli. Queste rocce hanno dovuto accollarsiun processo di alterazione e di metamorfosi così radicale da minare la sensibilità e la durezza tipica dei graniti. Oggi si è soliti parlare, infatti, di graniti in disfacimento, cioè facilmente aggredibili ed erodibili, capaci di generare fenomeni franosi in mancanza di una copertura vegetazionale omogenea e sviluppata.

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